domenica 22 marzo 2009

“Dio è morto, Marx è morto e neanche io mi sento molto bene”.


A sei mesi, ormai, dalle mie dimissioni da assessore provinciale, e con un quadro politico estremamente contorto, quantomeno nel nostro territorio provinciale, mi è venuta la voglia di riprendere “penna e calamaio” per condividere, così da semplice cittadino libero, alcune riflessioni.
Dicevo poc’anzi da libero cittadino, sì. Ho deciso, e questo non senza patimenti, si lasciare Rifondazione comunista. Ho lasciato quel partito in quanto ormai le organizzazioni partitiche, tutte, sono in una profonda crisi e oggi non hanno più quello slancio tale da essere realmente strumento utile alla società come mezzo di rappresentanza. Esse sono solamente contenitore, una “congrega” di ceto che pensa solo alla propria autoriproduzione ed autotutela, ovviamente con al proprio interno una feroce battaglia per bande dove “clan” differenti si contendono il potere interno e quindi la garanzia di sopravvivenza. E la gente fuori? E alla società chi ci pensa? Triste ma la risposta a questa domanda, francamente, non riesco a trovarla.
Il nostro territorio, poi, è stato estremamente generoso nel far emergere la natura vera delle attuali organizzazioni politiche, il caso di Fidenza è solo la punta di un iceberg che nasconde malesseri ovunque, primarie col dubbio del broglio, battaglia all’ultimo sangue nelle sezioni per scegliere quel sindaco piuttosto che l’altro.
La crisi economica, le cui conseguenze verranno pagate, e non principalmente ma oserei dire totalmente, dalle classi meno abbienti, dai lavoratori, dai piccoli artigiani – particolarmente quelli etero diretti che pagano anche le scelte industriali dei gruppi per cui lavorano e non hanno la tutela degli ammortizzatori sociali-, dai commercianti, dai pensionati, obbliga tutti coloro che oggi si vogliono prendere l’onere di governare (che sia un ente locale o legislativo poco importa), a tenere una barra fissa sul merito delle scelte e una chiara collocazione di campo ed ideale. Oggi la fase è cambiata e la società ha bisogno di risposte, e non di esercizi “filosofici” nei consigli comunali e provinciali, talvolta di pessimo spessore, se mi è consentito commentare.
Proprio perché la fase obbliga a tutti uno sforzo di merito e di elaborazione per aumentare realmente il salario differito della nostra popolazione, ovvero il salario fatto di servizi accessibili, di maggiori opportunità, di sostegno all’economia territoriale affinché si abbia una tenuta e la crisi da economica non si trasformi in crisi sociale; insomma oggi l’amministrare non è più un esercizio di applicazione di competenze attribuite, c’è da fare uno scatto in avanti e reinventarsi il modo di governare il territorio in uno scenario che non avevamo di certo calcolato, anche solo un anno addietro.
In questa momento avrei di certo auspicato che le forze, le persone, le associazioni, i movimenti “progressisti” cercassero una soluzione comune per incidere e dare una impronta progressista al governo dei territori, per cercare che il conservatorismo, anche quello di centrosinistra, non sia pensiero dominante.
Noto però, dalle informazioni di stampa, che questa mia esigenza non è già disattesa, o è stata colta parzialmente, dalla classe politica locale di sinistra.
Rifondazione, francamente ancora non l’ho capito, ma dopo avermi fatto dimettere ed essere uscita dalla maggioranza, dovrebbe collocarsi autonomamente, altrimenti c’ è da richiedere un trattamento sanitario obbligatorio per tutto il gruppo dirigente.
I Comunisti italiani decidono di sostenere Bernazzoli ma candidandosi con la propria lista, con la presunzione di ottenere un risultato che li porti ad essere presenti in consiglio provinciale, spero di sbagliarmi ma rischiano di diventare i desaparecidos della Provincia di Parma.
Verdi, Sinistra democratica, Socialisti e alcune persone (cha tra l’altro stimo sul piano personale) decidono di dare vita ad una lista di “sinistra” che somiglia più ad un disperato tentativo per essere della partita in consiglio. Seppur abbia ammirato questo tentativo credo sia parziale e condizionato dall’assemblare il tutto ed il contrario di tutto con una discriminate che dovrebbe essere la collocazione ideale a sinistra, peccato poi che vi siano forze politiche che alle ultime elezioni comunali di Parma abbiano tenuto un atteggiamento ambiguo di apertura a destra del centrosinistra.
Il Partito democratico si commenta da solo, ogni giorno, con le proprie contraddizioni interne che rischiano di regalare alla destra anche importanti comuni della provincia.
Quello che ha reso, negli anni addietro, forte la sinistra ed i comunisti in particolare, è stata la creazione di una cultura diffusa di sinistra nella società. Un paese come l’Italia, dove il condizionamento del Vaticano è assai forte, una battaglia per le idee, una egemonia culturale, ha permesso che una forza di opposizione come il P.C.I. riuscisse ad incidere pesantemente nei processi politici. Non credo di dover ricordare i successi di questa politica, che aveva come perno il controllo del paese attraverso il governo delle autonomie locali.
Certo è che ampi strati di società, dagli intellettuali agli operai, avevano assorbito, quasi per osmosi, il programma politico dei comunisti. I comunisti erano senso comune nella società italiana. Tanto più che mai la Democrazia cristiana si sarebbe azzardata ad intaccare le conquiste sociali della sinistra italiana. Questo equilibrio di governi, quello culturale e quello politico, ha permesso al nostro paese un progresso continuo che si è trasformato in un benessere collettivo.
Oggi siamo di fronte al degrado. Siamo di fronte alla fase peggiore di attacco ai diritti delle persone e delle istituzioni. Siamo nel pieno della barbarie.
Che fare in questo quadro? Arduo dare una risposta.
Di certo credo che sia giunto il momento di tirare su una riga e ripartire daccapo. C’è da fare una grossa battaglia delle idee nella società affinché la cultura di sinistra torni, almeno nel nostro territorio, ad essere maggioranza. I margini li vedo ed anche il portato amministrativo di quella cultura, fatto di buon governo da parte delle giunte di sinistra dal dopoguerra ad oggi, permette di rivincere quella battaglia. Gli strumenti che possono rifare egemonia culturale progressista nella società non li conosco, e credo sia necessario avviare un “forum per le idee”, dove tutte le persone che condividono questo percorso di ricostruzione possano rimettere in moto un percorso che oggi vive la sua fase massima di riflusso.

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